MILTON GENDEL – Fotografie del 1950

MILTON GENDEL – Fotografie del 1950 2017-08-21T14:18:25+00:00

Project Description

«Le fotografie erano i miei appunti su un mondo che andavo scoprendo. Ciò che vedevo, persino le case, mi dava la sensazione di una continuità millenaria, se non eterna», racconta Milton Gendel (catalogo pubblicato nel 1988 da Sellerio Editore).
Era l’autunno del 1950, e il fotografo americano, allora trentenne, intraprende un affascinante viaggio in una Sicilia ancora agreste e misteriosa, seguendo le tracce di un’altra fotografa statunitense, Marjory Collins, incaricata dal governo americano di documentare gli effetti del Piano Marshall sulla ricostruzione postbellica.
Apparentemente ispirate al clima del Neorealismo che caratterizzava la fotografia di quegli anni, le immagini di Gendel sono però, ad uno sguardo più attento, di tutt’altra natura: si tratta di istantanee in bianco e nero che ritraggono un mondo arcaico, semplice, dove non traspare mai l’intenzione di una denuncia sociale.
Accompagnato dalla sua Rolleiflex biottica, Gendel ha ritratto atmosfere senza tempo, situazioni sospese, abitate da “tipi umani” dalle sembianze antiche, strettamente legati alla propria terra, che potremmo definire figure “archetipali”. In questi luoghi sembra che nulla sia mutato dai tempi della Magna Grecia; e sono luoghi verso i quali Gendel mostra grande rispetto, non indulgendo mai a grossolani “pietismi”, ma sottolineandone invece l’ “eternità” struggente. Il suo sguardo su quella realtà è stupefatto, meravigliato, molto diverso da quello delle atmosfere cupe e tragiche che costituiscono il sottofondo del Neorealismo italiano.
Le foto in mostra sono stampe originali realizzate in occasione di una mostra esposta presso il Museo Civico di Gibellina nel 1988, e sono accompagnate da materiale d’archivio, lettere e fotografie originali degli anni Cinquanta. Le stampe sono oggi custodite presso l’Archivio Fotografico del Comune.

Location

Milton Gendel è nato a New York nel 1918. Studia storia dell’arte alla Columbia University con Meyer Schapiro, che lo introduce ad André Breton e al gruppo surrealista sbarcato a New York. Nel 1945 arriva in Cina, inviato dall’esercito americano: è qui che comincia a fotografare, facendosi prestare una Leica.  Tornato a New York Gendel lavora come critico d’arte freelance.  Nel 1949 arriva a Roma con una borsa Fulbright e diviene assiduo frequentatore dell’ambiente artistico: Tancredi, Toti Scialoja, Alberto Burri, Piero Dorazio. Scatta numerosissime fotografie, a Roma e nei suoi viaggi in Italia, utilizzando soprattutto una Rolleiflex. Nel 1954 diventa corrispondente per la rivista ArtNews e in seguito per Art in America. Nel 1977 alla Galleria Marlborough di Roma ha luogo la sua prima mostra fotografica. Da quel momento si susseguono una serie di mostre che lo inseriscono finalmente nel novero dei “fotografi” del Novecento. Nel 2011 il Museo Bilotti di Roma e l’American Academy in Rome celebrano il suo lavoro di fotografo e critico d’arte con una grande retrospettiva, e nello stesso anno, Gendel dona il suo archivio fotografico alla Fondazione Primoli in cambio di un appartamento con loggia sul Tevere, dove ancora oggi attivamente lavora.